UARDO DI HANDALA
LO SGAURDO DI HANDALA

CHI E' HANDALA

Handala è il protagonista delle vignette di Naji al-'Ali, un artista palestinese nato nel 1937 ad ash-Shajara, uno dei 480 villaggi distrutti con la Nakba, la Catastrofe del 1948. La Nakba comporta la perdità di oltre metà dei territori palestinesi sui quali viene istituito lo Stato ebraico e costringe alla fuga 750,000 profughi. Naji al-'Ali ha 10 anni quando con la sua famiglia viene espulso dalla Palestina e si rifugia nel campo profughi di 'Ayn al-Helwe, nel Sud del Libano.

“Lì, la vita era al limite della dignità umana, vivevamo in sei in un’unica tenda, la metà della quale era stata trasformata in una sorta di spaccio dove mio padre vendeva le sigarette, gli ortaggi ed altri oggetti di poco valore”.

Ghassan Kanafani, nel 1961, comincia a pubblicare le vignette di Naji al-'Ali nel giornale al-Hurriyya, ma è solo nel 1969, in seguito al suo traferimento in Kuwait, che fa la sua comparsa il personaggio di Handala, un bambino scalzo, con l vestiti rattoppati e le mani dietro la schiena che osserva il mondo che lo circonda:

“Lo disegnai come un bambino brutto, con i capelli come quelli di un riccio perché il riccio usa i suoi capelli come un’arma. Handala non è un bambino ben pasciuto, capriccioso e spensierato, è a piedi nudi, come i bambini dei campi profughi. In quanto povero non ha nulla da perdere. Non accetta compromessi, è un oppresso, ma non gli mancano le forze per affrontare e combattere tutte le forme di oppressione. Handala ha 10 anni, l'età che avevo io quando ho lasciato il mio villaggio. Continuerà ad avere 10 anni finché non farà ritorno a casa sua, in Palestina: solo allora potrà riprendere a crescere."

 

 

Handala, che in arabo è il nome di un'erba amara, rappresenta la coscienza di Naji al-'Ali che lo incoraggia nei momenti di sconforto e lo protegge dalla rassegnazione.

L’arte per Naji Al-Ali è uno strumento di lotta e in quanto tale diventa per lui un dovere:

“ Lì, [a Beirut] circondato dalla violenza... mi opponevo quotidianamente con la mia penna. Non ho mai sentito paura, né debolezza o disperazione e non mi sono mai arreso. Io combattevo contro le armi con le mie vignette e i miei disegni di fiori, speranza e pallottole. Sì, la speranza è essenziale, sempre. Il mio lavoro a Beirut mi ha avvicinato ancora di più ai rifugiati dei campi, ai poveri, ai perseguitati."

E in un'intervista rilasciata qualche tempo prima di essere assassinato afferma:

"In questa fase dannata il mio ruolo assomiglia sempre di più a quello del muezzin ... devo mobilitare e sensibilizzare la gente ... non devo smettere di disegnare ... continuerò ... Se non trovo un giornale disposto a pubblicare le mie vignette, disegnerò sulla spiaggia, sugli alberi, sui marciapiedi, o sul vento. Intorno a noi è grigio, però è in condizioni come queste che il mio ruolo diventa più chiaro ... In queste condizioni i miei sentimenti sono più limpidi... devo smascherare coloro che si riempiono la bocca con le parole ... per ripristinare i nostri diritti, la lotta è l’unico linguaggio. Il fulcro di tutto è la democrazia. Le nostre frecce vanno lanciate contro le catene, le maschere, le carceri e le leggi truffa.”

Le critiche di Naji al'Ali non risparmiano nessuno, dalle forze d'occupazione israeliane appoggiate dagli Stati Uniti, ai regimi arabi e alla stessa OLP. Espulso dal Kuwait proprio a causa delle sue vignette, si reca a Londra insieme alla moglie e ai figli. La sua espulsione dal Kuwait nonché il rifiuto di tutti i paesi arabi ad accoglierlo non lo mettono in crisi. Questa nuova situazione fornisce ancora più vigore alla sua lotta e le sue vignette vengono pubblicate contemporaneamente in varie parti del mondo arabo, dal Cairo a Beirut, da Abu Dhabi a Tunisi.

Il 22 luglio 1987, a Londra, mentre si dirige verso il suo ufficio, Naji al-'Ali viene colpito da un proiettile di un sicario. Dopo un un mese di coma, muore il 29 agosto 1987, lasciandoci in eredità circa 10.000 vignette, frutto di 25 anni di instancabile e appassionata attività in favore degli oppressi di tutto il mondo.

Le vignette di Naji al-'Ali sono semplici, chiare e schiette, intendono rivolgersi a donne e uomini ordinari del mondo arabo. Sono vignette in bianco e nero popolate da personaggi fortemente caratterizzati, in cui, oltre a Handala, emergono Fatima, il Brav'uomo e l'Uomo Cattivo.

Handala è la firma di Naji al-'Ali, A partire dal 1973 non mostra il suo volto e contnuerà a non voltarsi finché "non verrà riconquistata la dignità araba e i palestinesi non faranno ritorno nella loro terra".

Fatima è una donna disegnata con linee armoniose. E' bella, si veste con gli abiti tradizionali, porta sempre con sé le chiavi della casa perduta, spesso viene rappresentata con radici di ulivo al posto dei piedi, radici ben piantate in Palestina. Rappresenta la moglie devota, la madre, la rifugiata e Talvolta è simbolo della Palestina stessa o della città distrutta di Beirut. Appare spesso a fianco dell'uomo nella comune battaglia per la libertà e la giustizia.

Il Brav'uomo è un uomo onesto, semplice e povero, rappresenta l'oppresso e il combattente.

L'Uomo Cattivo è grasso e brutto, quasi sempre rappresentato senza piedi, quindi senza radici, pronto a vendersi al miglior offerente e a tradire la causa del suo popolo.

 

Le vignette di Naji al-'Ali sono piene di simboli ricorrenti inerenti alla lotta palestinese come la croce di Gesù, la bandiera, la Kufiyya, la mappa della Palestina, la chiave della casa perduta a cui far ritorno, le pietre e le tende dei campi profughi; i simboli legati alla speranza come i cuori, i fiori, gli alberi, le radici, le candele ( simbolo mdi pace), le penne (simbolo della libertà d'espressione). Non mancano poi i simboli legati alla guerra e all'oppressione come le bandiere israeliane e statunitensi, i soldati, le armi, Camp david e la 242, i barili di petrolio.

Vai alla Galleria

Associazione Culturale Lo Sguardo di Handala, via Nomentana 126, 00161, Roma .tel: +39 0645422003 fax: +39 0645422587..e-mail: info@losguardodihandala.org

LOSGUARDO DI HANDALA